Promozione turistica attraverso i media digitali: alcune idee per l’agrifood

Da alcuni giorni ho completato, sulla piattaforma EduOpen, il corso “Promozione turistica attraverso i media digitali” le cui lezioni sono tenute da Marco Mancarella (Modict, Università del Salento), Anna Paola Paiano (Modict, Università del Salento), Lara Valente (Modict, Università del Salento) e Milena Calogiuri (sociologa e collaboratrice dell’Università del Salento). Il corso è dedicato all’utilizzo di strumenti digitali per la promozione turistica e dedica la parte finale delle lezioni in particolare alla figura delle guida turistica. Il corso però presenta numerosi elementi di interesse anche per chi vuole promuovere l’agrifood o più nello specifico la propria azienda.

Come ben evidenziato nelle prime lezioni del corso, la rete internet è oggi tra i principali luoghi di ricerca di informazioni ed è oggi estremamente evidente che gran parte della comunicazione e del marketing avviene oggi senza alcuna intermediazione, fenomeno per cui l’offerta (turistica, enogastronomica, …) non viene più presentata da figure dedicate alla comunicazione, ma passa direttamente da chi offre a chi cerca, con la possibilità che la qualità dell’offerta non venga giudicata da esperti del settore, ma da comunità di appassionati che condivide commenti e suggerimenti.

Il consumatore (così come il turista oggetto di analisi nel corso) si configura oggi come un consumatore di esperienze ed è da intendersi quindi come una persona che desidera entrare in contatto con la destinazione o con l’azienda che produce un certo alimento e stabilire con essa una relazione autentica e profonda. Ad essere cercato non è quindi più solamente il prodotto, ma anche l’esperienza (che parte dalla fase di organizzazione nel senso di ricerca della destinazione per poi avere un fase di partecipazione che si conclude nel racconto dell’esperienza, ad esempio sui social network). Alla luce di questa nuova dimensione anche le filiere agroalimentari possono passare da sistemi di produzione a luogo di trasmissione di significati ed esperienze.

In questo caso quindi internet e la digitalizzazione diventano strumenti per conseguire un vantaggio competitivo legato al fatto che diviene possibile intercettare i bisogni del consumatore (e i loro eventuali cambiamenti) e capirne le opinioni su servizi analoghi già presenti sul mercato (usando ad esempio strumenti come Google Trends e Google Analytics). Quello che quindi deve essere pianificato è un vero e proprio storytelling  in cui l’utente da mero consumatore diventa anche produttore di contenuti multimediali che diventano parte dello storytelling, per cui vi è una convergenza mediale tra produttore e consumatore per costruire una narrazione comune di un prodotto.

Le filiere agroalimentari o le singole aziende si prestano  ad essere perfette per progetti di transmedia storytelling, da intendere come “un processo in cui elementi integrali di una storia si diramano sistematicamente attraverso molteplici canali con l’obiettivo di creare un’esperienza di intrattenimento omogenea e coordinata”. Lo storytelling nell’ambito agrifood può quindi attingere a media diversi (dal collegamento a romanzi, quadri, video, brani musicali,… ) per introdurre il prodotto e la sua storia.

“Con tutte le cose che ho da fare perché dovrei investire tempo per costruire una identità digitale della mia azienda?” Sicuramente molti se lo chiederanno, se però consideriamo che il mercato alimentare è un mercato di beni dalle scarse differenze (pensiamo ad esempio alla miriade frutti tutti uguali in vendita in un mercato), il transmedia storytelling può servire per acquisire un vantaggio concreto per attirare l’attenzione  dei consumatori. Con il transmedia storytelling non di vende quindi solamente un prodotto, ma una esperienza che aiuta a conquistare e poi fidelizzare i compratori. Coinvolgimento, partecipazione e condivisione sono quindi i tre elementi che devono essere considerati nella costruzione dello storytelling.

Un ulteriore elemento di interesse è legato al fatto che persone/aziende che offrono servizi diversi in una stessa filiera possono cooperare per creare un percorso esperienziale che può, nel complesso, avere un valore aggiunto ben superiore a quello raggiungibile dai singoli “attori”. In modo analogo, possono essere organizzati percorsi di filiera, di città così come di regione. Si può quindi costruire ad esempio un piano di social media marketing che avrà obiettivi da raggiungere e strumenti da usare (testo, video o altro?) per chiudersi con una fase finale di valutazione (tramite il monitoraggio delle attività).

E’ quindi evidente che oggi le aziende agrifood possono avere a disposizione nuovi strumenti di marketing, ma per sfruttarli servono competenze digitali (digital soft skills) in grado di evolversi per adattarsi al cambiamento degli strumenti di maggior diffusione. Molto importante è ad esempio l’ottimizzazione della visibilità (generalmente identificata con il termine SEO che è l’acronimo inglese per Search Engine Optimization) da intendersi come tutte le attività di ottimizzazione di un sito web volte a migliorarne il posizionamento nei risultati organici dei motori di ricerca come Google e Bing, per cui ci si può affidare a consulenti digitali oppure sfruttare le piattaforme come EduOpen per iniziare ad acquisire le digital soft skills necessarie per iniziare. Sebbene quindi l’agricoltore per definizione sia sempre dotato di stivali e vanga, a quanto pare l’agricoltore 4.0 dovrà sapersi districare anche tra motori di ricerca, trend di dati e social network.

 

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